PRIYA KISHORE, GB

Paradise is my prison, 2022

Acquarello su carta
23 x 30 cm | 9.06 x 11.81 in

A Einstein piaceva ripetere: "La follia è fare la stessa cosa più e più volte e aspettarsi risultati diversi".


E così ha avuto inizio questa serie di 108 acquarelli su carta realizzati durante il lockdown a New York City. Sola vivendo l'esperienza condivisa del isolamento auto-imposto iniziò una sorta di vipassana. Seduta alla finestra, giorno dopo giorno, dipingendo soprattutto al tramonto e all'alba, momenti in cui si può passare da una parola alla successiva.


Meditazioni che prevedono il porre il proprio sguardo fisso sulla stessa cosa. Quando osservi un oggetto all'infinito, cessa di esistere e si disintegra in una massa di energia in trasformazione. Si sfoca, si espande, si contrae, vortica. Si dissolve, si riassembla, si dissolve, diventa qualcos'altro. Più a lungo osservi, meno capisci cosa si trovi davanti a te.


In realtà ho avuto la stessa esperienza cercando di scandire una parola familiare ma temporaneamente dimenticata. O la maggior parte dei sogni quando mi sveglio.


Un edificio diventa una porta, una porta diventa un passaggio, una nave, un grembo materno, il mio corpo, la mia casa, la mia immaginazione, zuppa primordiale, etere, niente.


Lo scorrere del tempo, il nero della notte, il bagliore dell'alba, la luce del sole rovente, i cieli tempestosi, il crepuscolo effimero e poi di nuovo buio. Nessun giorno si ripeterà mai, nessun dipinto realizzato due volte.