DIECI ANNI DOPO LA MOSTRA A CURA DI DAVIDE RAFFAELLI, BRIAN BELOTT ESPONE ALLA BIENNALE DEL WHITNEY MUSEUM

La più importante Biennale d'arte americana ospita le opere del talento che espose la prima volta allo Studio d'Arte Raffaelli di Trento nel 2009 nell'ambito mostra "Spaghetti and Beachballs".


Installation view di "Spaghetti and Beachballs" allo Studio d'Arte Raffaelli


Una delle missioni di Cellar Contemporary è scoprire il talento emergente e portarlo alla luce, accompagnando gli artisti nel loro percorso espositivo. E se siamo una galleria d’arte giovane, ciò non significa che ci occupiamo d’arte da poco: era il 2009 – dieci anni fa – quando Davide Raffaelli curava la sua prima esposizione presso lo Studio d’Arte Raffaelli – la galleria di suo padre Giordano Raffaelli.

Spaghetti and Beachballs”, questo il titolo scelto, era anche la prima mostra che riuniva in galleria i giovani assistenti-allievi di Donald Baechler, affermato artista americano che tanto significa per l’identità dello Studio Raffaelli (basti pensare che ne ha disegnato il logo con il mondo, a rappresentare lo sguardo internazionale con cui vengono condotte dal 1984 le scelte espositive della galleria).

Tra gli artisti di “Spaghetti and Beachballs”, selezionati dal giovane Davide nel corso dei suoi primi viaggi a New York, spiccava un altrettanto giovane Brian Belott, con i suoi dipinti sottovetro e i suoi libri d’artista, che registrarono all’epoca un immediato sold-out.


Un momento dell'inaugurazione della mostra "Spaghetti and Beachballs" con Davide Raffaelli e Brian Belott sulla destra

La serie di libri d'artista di Brian Belott

Giordano e Patrizia Raffaelli, Brian Belott, Davide Raffaelli, James Franklin, e Taylor McKimens allo Studio d'Arte Raffaelli nel 2009


Ci fa quindi estremamente piacere oggi assistere al conclamato successo di Brian Belott, recentemente approdato alla Biennale del Whitney Museum, traguardo e consacrazione artistica di rilievo internazionale.

Nel museo sono esposte le sue geniali “macchine del tempo”, in cui, all’interno di blocchi di ghiaccio refrigerati sono letteralmente congelate e conservate intere parti della sua vita (tra cui dentifricio, maionese, un abaco, ecc…). Alla Biennale del Whitney è presente anche un’opera della sua serie “Fan Puff”, assemblaggi che contengono dispositivi elettrici, in questo caso un ventilatore.


Il suo lavoro ruota attorno al tema del tempo, colto con una vena fortemente ironica sintetizzata dal suo motto per cui “uno scherzo ben congegnato può salvare il mondo”.


Le opere di Brian Belott alla Biennale del Whitney Museum